Dopo un 2025 sostenuto da entusiasmo e liquidità, il nuovo anno si è aperto su basi meno lineari. Il rimbalzo iniziale dei mercati ha trovato supporto in alcuni segmenti come il tech europeo e le small cap americane, ma è bastato poco per riportare l’incertezza al centro: il dossier Groenlandia, il ritorno dei dazi e le tensioni tra la nuova amministrazione statunitense e la Federal Reserve hanno modificato rapidamente il sentiment.

Il quadro macroeconomico resta di difficile lettura. Negli Stati Uniti la crescita tiene, ma si accompagna a segnali discontinui sul lavoro e a un’inflazione ancora sopra il target. In Europa, la spinta fiscale si scontra con la necessità di rispettare i vincoli di bilancio. La Cina continua a crescere ma in modo sbilanciato, mentre il Giappone resta alle prese con una persistente debolezza dello yen.

Le prospettive non indicano un’inversione di ciclo, ma piuttosto una fase di maggiore selettività. L’intelligenza artificiale continua a trainare, ma entra in una fase più matura, in cui sarà essenziale distinguere tra crescita sostenibile e hype. Anche sull’obbligazionario, il contesto impone un approccio più cauto, viste le valutazioni tirate e le pressioni fiscali diffuse.

Il 2026, quindi, richiederà una gestione attenta, coerente e orientata al lungo termine. Non sarà una corsa veloce, ma un percorso da affrontare con la disciplina del maratoneta.

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